Giovanni di Poggio Baldovinetti, il “Vagante”
Giovanni di Poggio Baldovinetti fu una figura di primo piano nella vita culturale fiorentina del Settecento e uno dei sedici fondatori della Società Colombaria, nata nel 1735. All’interno dell’Accademia, dove era conosciuto con il nome de “Il Vagante”, ricoprì diversi incarichi e si distinse per la sua assidua partecipazione alle attività della Società. Baldovinetti è stato un esempio significativo di erudito-collezionista settecentesco.
Appassionato di storia medievale, antichità fiorentine e toscane, araldica, numismatica e sfragistica (Ms. 25), il Tarpato riporta la notizia di un piccolo vaso-saliera (Ms. 22), Baldovinetti mise a disposizione degli studiosi le proprie conoscenze, i libri e le numerose annotazioni raccolte nel corso degli anni. Anton Francesco Gori lo ricordò tra gli eruditi che avevano contribuito con impegno alla conoscenza e alla valorizzazione della storia della patria.


Pur non avendo pubblicato opere proprie, Baldovinetti ebbe un ruolo importante nella circolazione del sapere: forniva documenti, notizie e informazioni agli studiosi che si rivolgevano a lui. Le sue raccolte comprendevano monete antiche e moderne, oggetti in bronzo, dipinti, libri e una ricca collezione di manoscritti (Ms. 22).

La sua figura è documentata anche dagli scritti di Giuseppe Pelli Bencivenni, che lo descrisse come un profondo conoscitore della storia fiorentina, dotato di una personalità originale e di un carattere arguto e pungente.
Le sue conoscenze contribuirono inoltre alla realizzazione di importanti opere erudite del tempo, tra cui il VI tomo delle Osservazioni istoriche sopra i sigilli antichi dei secoli bassi di Domenico Maria Manni e i Monumenta sacrae vetustatis insignia Basilicae Baptisterii Florentini di Anton Francesco Gori.
Dopo la sua morte, le sue preziose raccolte furono progressivamente disperse. Gran parte dei suoi appunti, tuttavia, è sopravvissuta ed è oggi conservata nel Fondo Baldovinetti dei manoscritti Palatini della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, mentre altre carte si trovano nell’archivio della famiglia a Marti.

